Regione Lazio: Recup. “Maria Antonietta Grosso “l’Assessore Montino nega anche l’evidenza”

“E’ sconcertante – dichiara Maria Antonietta Grosso in conclusione della commissione consiliare Sanità che affrontava, oggi, ancora una volta, la questione del Recup, il servizio prenotazione di visite, esami diagnostici e specialistici – che l’Assessore Montino neghi che con il decreto Marrazzo, riguardante la gestione del Recup, si stia andando in una direzione che minaccia il lavoro di oltre duemila lavoratori, demolisce una cooperativa sociale ed è in totale contrapposizione con quanto prevedono le stesse scelte e leggi regionali,  nazionali ed europee mettendo in discussione la certezza del lavoro per centinaia di disabili. Il Presidente della commissione Canali ha dovuto consentire di leggere testualmente il decreto Marrazzo per sgomberare il campo da ogni dubbio in merito. Il nodo da sciogliere – precisa il consigliere regionale – è sapere, lo ribadisco, come prevedono le leggi vigenti, se si intende, senza se senza ma, affidare o meno alle cooperative sociali di tipo b taluni servizi, e questa non è certo una questione di poco conto. Sono oltre centomila le firme raccolte in pochi giorni dalla cooperativa Capodarco che tra l’altro, come la sottoscritta, e come chiede l’ex assessore alla Sanità Battaglia e molti altri, pretende, semplicemente, che si svolga un regolare bando che dia continuità ad un lavoro prezioso che ha tra i suoi pregi quello di aver garantito a molti disabili, veri professionisti, preparati con corsi ad hoc, di svolgere con dedizione, capacità e, ormai, esperienza un servizio che diversamente sarà, e con essi i nostri cittadini, fortemente penalizzato. Quello che ci preoccupa, dunque, non sono scelte errate e deboli quanto la contraddittorietà di alcuni esponenti della maggioranza che, come nel caso di Montino, inventano, mentre si mandano a casa centinaia di persone, che disabili e lavoratori di Capodarco sarebbero più garantiti dal loro decreto e dall’internalizzazione piuttosto che da limpide e trasparenti gare pubbliche che favoriscano le cooperative sociali di tipo b. Del resto  se si intendesse perseguire veramente la strada dell’internalizzazione, allora si abolisca il decreto Marrazzo dell’undici febbraio e si acquisisca in toto il ramo d’impresa di Capodarco, con la quale va aperta una trattativa seria complessiva, che parta, prima di tutto, dalla salvaguardia di 43 postazioni al San Camillo che, altrimenti, il 31 marzo allungheranno le fila dei disoccupati. Neppure l’appello di diversi esponenti della stessa maggioranza a rivedere il tutto sembra sortire degli effetti. Quando si toccano le poche cose che funzionano in un’amministrazione pubblica c’è davvero da dubitare che si stia lavorando per una regione di tutti, nessuno escluso”.