Torniamo alla Costituzione

Da almeno 15 anni in Italia ci siamo dimenticati del ruolo fondamentale che ha la nostra costituzione. Anzi, a più riprese i partiti maggiori nel paese hanno provato a modificarla. Ci ha provato D'Alema nel '98 con la bicamerale. Ci ha provato e quasi riuscito Berlusconi a colpi di maggioranza. Ma come ho già scritto in altre parti, non si può modificare la Costituzione senza prima rispettarla. E invece, tanto per fare qualche esempio, in questi anni i diritti fondamentali, che valgono sia per i cittadini che per gli ospiti stranieri, sono stati a più riprese calpestati. Basta citare la legge sulla fecondazione assistita, la Bossi-Fini sulla immigrazione, la legge Fini sulle droghe. Si tratta di norme che in tutti i casi o vanno a incidere su fatti privati, cioè vietano di fare quello che si vuole del prorio corpo, oppure di leggi che spingono gli immigrati in cerca di lavoro a una vita che oscilla tra il lavoro nero e pericoloso e la criminalità organizzata, completamente in spregio all'articolo 1 e all'eguaglianza di fronte alla legge. E non dimentichiamoci gli orrori perpetrati dal governo Prodi bis e dall'ultimo parlamento eletto. L'affossamento dei Pacs, i voti della Binetti sulle leggi contro la omofobia, o la mancata rimozione dell'esenzione ICI nei riguardi del Vaticano. E ancora, i voti sulla permanenza delle truppe in assetto da guerra in varie regioni del mondo, dove è tutto da valutare il reale impegno per la pace, e la possibilità di cacciare immigrati regolari dall'Italia basandosi sul solo sospetto che siano terroristi, senza prove certe di una loro effettiva colpevolezza.

Sono tutti punti, questi, in cui la Costituzione afferma dei principi, e la legge risponde con provvedimenti che puntano alla direzione opposta. Insomma, tutta la parte della nostra Carta Fondamentale inerente ai diritti (la parte più importante della Costituzione!), è andata a farsi benedire in soli 15 anni di scellerato malgoverno. E se destra e sinistra hanno fatto tutto questo senza vergogna alcuna, come stupirci degli ulteriori attacchi mossi prima con il maldestro tentativo di riforma per introdurre la devolution e poi con il porcellum elettorale?

Visto che la devolution è stata affossata (almeno momentaneamente), vorrei concentrarmi sul porcellum. Siamo tutti concordi, è un vero schifo di legge, utile per creare instabilità di governo, perfetta per sperimentare un golpe o, meglio ancora, distruggere completamente le ultime briciole di autorità provenienti dalle istituzioni. Ma forse la cosa più dannosa che ha fatto questa legge è stata quella di creare il ruolo di "leader di coalizione", scavalcando completamente le norme costituzionali. E' vero infatti che per Costituzione, il presidente del Consiglio viene scelto dal Presidente della Repubblica e poi votato dal Parlamento regolarmente eletto dagli italiani. Col porcellum, invece, non solo si legalizza la pratica anticostituzionale di inserire il nome del rappresentante della coalizione sul simbolo elettorale, ma questo assolve la funzione di leader, e quindi, indirettamente, di futuro presidente del Consiglio nel caso di vittoria. Il ruolo del Presidente diventa quello di semplice ratificatore di scelte effettuate a priori, invece che a posteriori come vuole la Costituzione. Il presidente del consiglio viene scelto (unto) direttamente dai telespettatori, e non più in base alle consultazioni presidenziali. Queste ultime restano solo un vuoto cerimoniale, privo di valore alcuno. Il dettato costituzionale viene così calpestato e dimenticato.

In questi giorni si stanno decidendo i futuri schieramenti che si presenteranno alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile. E' scontato che la sinistra partirà certamente svantaggiata, al di là delle scelte veltroniane che sono tanto eroiche quanto criticabili: del resto fare l'eroe con il cuore degli altri è fin troppo facile. Probabilmente avremo una coalizione di sinistra, il PD da solo, forse un centro, e una coalizione più o meno allargata a destra in base al numero di cattolici e fascisti che riusciranno a far convivere insieme. Il porcellum prevede che questi schieramenti indichino il capo della forza politica di riferimento. E già a sinistra, tra i lidi di rifondazione, si fa il nome di Bertinotti. Io credo che su questo punto, prima di fare eventuali nomi, bisogna farsi un esame di coscienza: vista l'impossibilità di allearsi con il PD, perché tentiamo di ripercorrere i suoi stessi errori? Perché partiamo discutendo prima di persone e poi di contenuti e non viceversa come il buon senso e la costituzione ci consigliano?

La scelta di un capo di forza politica è obbligatoria per legge o è un surplus che si può ignorare visto che all'atto pratico non ha alcun valore se non quello di abbinare in modo illeggittimo il nome del capo al numero di voti ottenuti dalla coalizione?
E ancora, parlando nello specifico del nostro partito, ma ovviamente estendendo la questione a tutta la Sinistra, come si intende procedere alla nomina dei rappresentanti di lista? La legge dà il potere di scelta ai singoli partiti. Perché allora non coinvolgere le sezioni? Se non a livello locale, almeno a livello di federazione o regionale.
L'obiettivo che vorrei veder realizzato è quello di avere una coalizione che si comporti in linea col dettato costituzione e non con la legge porcata. Una coalizione che torna a discutere coi propri iscritti, non che lascia incoronare il proprio imperatore dal popolo televisivo, ma dalle persone che millitano, da chi simpatizza, da chi è cosciente dell'importanza di avere valori di sinistra. Mentre la democrazia italiana da 15 anni sta subendo una deriva sempre più populista, sempre più lontana dai problemi concreti della gente, sempre più lontana dall'affrontare le cause prime del disagio della classe più povera del paese, delle minoranze, degli emarginati, i principali esponenti della politica italiana non hanno remore a frequentare gente poco raccomandabile, farsi leggi ad personam, presentarsi alle trasmissioni politiche a colpi di sondaggi, intrallazzare con poteri economici e industriali, inchinarsi di fronte a una religione confondendo la morale con la norma, degradando la prima e umiliando la seconda, causando più sofferenza di quanta vorrebbero combattere.

La Sinistra non può, non deve farsi trascinare da questo gorgo populista, deve uscire da questa infinita spirale di interessi personalistici. Deve tornare a confrontarsi con le persone, non con le televisioni, con i propri iscritti, non coi sondaggi, con le azioni concrete, non con i simboli.

I sondaggi danno alla sinistra unita pochissimi punti percentuali, meno della soglia di sbarramento, solo l'8%. Ma come dicevo poco sopra, dobbiamo uscire dallo schema leader-sondaggi-telespettatori e tornare allo schema sezioni-programmi-esponenti. E, soprattutto, a dispetto dei media mainstream, a dispetto dei sondaggi da azzeccagarbuli, a dispetto del giusto clima di sfiducia della maggioranza degli italiani, dobbiamo arrivare alle elezioni con la voglia di vincere. Sì, vincere, anche se sembra impossibile, anche se rischiamo di passare per matti. Che poi i matti, di solito, hanno ragione. Se partiamo con l'intenzione di fare opposizione, abbiamo già perso. Come dice Diliberto, l'importante non è semplicemente partecipare. L'importante è vincere, e un partito nasce proprio per questo scopo.

Altro punto su cui vorrei soffermarmi, è la questione del simbolo. La maggioranza degli iscritti è giustamente attaccata a falce e martello. Del resto è ridicolo, sempre per citare il nostro segretario, fare la Bolognina con venti anni di ritardo. E poi non è questa l'arma per attrarre più votanti. E se pure fosse, non credo che il nostro partito debba inseguire l'elettorato, ma al contrario deve convincerlo delle proprie buone idee. Si inglobano idee esterne al partito per contaminazione di culture affini, ma non per convenienza elettorale. Ci sono certamente partiti che hanno scelto questa strada, ma non è quella scelta dai Comunisti Italiani, né lo sarà mai, spero.
Tuttavia non vorrei che la discussione sul simbolo impegni più sforzi che non quella sui contenuti reali del programma elettorale. Sarebbe controproducente per la coalizione e il partito, e un vero sgarbo nei confronti dei nostri elettori. L'importante è che i nostri ideali rimangano saldi, se poi riusciamo a preservare la falce e il martello tanto meglio. Oppure si preferisce avere falce e martello ma un programma più simile a quello di Forza Italia che non a quello di una vera forza comunista?

Vorrei infine concludere sulle ipotesi di confederazione, partito unico, coalizione elettorale. Al contrario da quanto auspicato da Rifondazione, dobbiamo ricordare che la sinistra arcobaleno è e sarà semplicemente una coalizione che ha come obiettivo quello di competere alle elezioni ad armi pari con altre forze politiche. Ovviamente il programma sarà comune alle quattro forze che la comporranno, ma questo non significa che i Comunisti Italiani cesseranno di esistere, né che sia sicura la nascita di una confederazione. C'è ancora molto su cui lavorare. Ad esempio, come i verdi vorranno accogliere le idee socialiste degli altri tre partiti? Come la sinistra democratica e i verdi intenderanno accogliere le idee comuniste? Come i nostri elettori preferiranno vederci? Personalmente ritengo auspicabile avere un unico partito che rappresenti la sinistra, ma tornando alla realtà, è ovvio che non ci si può svegliare la mattina, spogliarsi di tutti i propri valori e riversarsi in un nuovo calderone fatto di niente. Quante volte dobbiamo ripeterlo ai compagni di rifondazione, ad esempio, che non vogliamo e non dobbiamo seguire il cattivo esempio del PD? Invece sarebbe un grande passo avanti federarci, cominciare a trovare una base di lavoro comune, scoprire quello che ci unisce e quello che ci divide, sintetizzare i primi, analizzare i secondi. Negli anni, mi auguro, l'unità verrà naturale, senza traumi e senza alcuna spinta, ma soprattutto conservando le nostre idee e la nostra storia.

E allora, forza! Tuffiamoci in questa campagna elettorale con la volontà di fare di questo paese una Italia migliore!