
Serve immediatamente un coordinamento regionale degli addetti alla sicurezza sul lavoro (1.5.07) - Anche quest’anno abbiamo ricordato e celebrato il 1° maggio, festa dei lavoratori. Ma il 1° maggio ha purtroppo il colore del lavoro nero e dei lavoratori morti o infortunati sul lavoro 1250 morti l’anno, 30.000 invalidi, due milioni di infortuni. È una guerra che va fermata. Non è facile perché è il frutto di 20 anni di precarietà, flessibilità, deregolamentazione selvaggia del lavoro. In nome della competitività e della modernizzazione sono stati sacrificati i diritti, le tutele, la possibilità per tutti i lavoratori e le lavoratrici di essere lavoratori e lavoratrici in grado di alzare la testa. La continua rincorsa alla riduzione del costo del lavoro ha avuto effetti negativi sul fronte della sicurezza e sulla qualità del lavoro. Il 35% delle aziende non applica la legge 626; oltre l’80% investe in sicurezza meno di 10.000 euro; numerosissimi cantieri fanno ricorso al lavoro nero. Allora è necessario ricostruire una coscienza civile ed una cultura del lavoro condivisa che non renda più accettabile che nel nostro Paese si possa morire sul lavoro: gli incidenti non sono una tragica fatalità, possono essere evitati, basta volerlo.Negli ultimi mesi è cresciuta una sensibilità verso questi temi. È positivo che il governo abbia preso provvedimenti contro il lavoro nero e pensi a norme più rigorose sulla gestione degli appalti e dei subappalti; è positivo che si aumentino gli ispettori ed è buona cosa che il disegno di legge sul Testo unico sulla sicurezza sia approdato al Senato. Tutte queste misure e iniziative però non avranno effetti immediati, daranno i loro frutti tra qualche tempo e invece è necessario intervenire subito. Fare un coordinamento in ogni regione di tutti i soggetti preposti alla sicurezza sul lavoro è una cosa che si può fare immediatamente e a costo zero; e poi penso ad un potenziamento dei servizi ispettivi di medicina del lavoro delle Asl. Ma la sicurezza sul lavoro è direttamente proporzionale alla sicurezza del lavoro. Per questo sicurezza sul lavoro e lotta alla precarietà sono tra loro inscindibili.
Per questi motivi il 1° maggio dovrebbe essere celebrato tutti giorni con una mobilitazione continua per i diritti, per un lavoro sicuro e dignitoso. Dino Tibaldi