
di Angela Mauro
Roma 31 luglio 2007
Su pensioni e welfare «Prodi ha dato uno schiaffo alla sinistra» che deve accelerare sul percorso unitario per contare di più. Ma Emanuela Palermi, senatrice dei Comunisti Italiani e presidente del gruppo unico con i Verdi, non nasconde il suo pessimismo, sia sul destino dell'Unione, sottoposta allo stress da tentazione neocentrista di alcuni esponenti del Pd, sia sull'unità a sinistra. «Lavoriamo perchè ci siano tutti: Pdci, Prc, Sd, Verdi», dice, ma «a un certo punto bisognerà tirare le fila e cominciare con chi ci sta». Vale a dire il Prc, forza con cui «avverto un legame più forte».
Il Partito Democratico si interroga sulle alleanze future. E' ancora possibile salvare l'Unione?
Prodi ha dato uno schiaffo alla sinistra sulle pensioni perchè l'accordo è pessimo e sono molto dispiaciuta che a sinistra non siamo riusciti a darne lo stesso giudizio. E ci ha dato uno schiaffo anche sul welfare. Il governo ha fatto una scelta di campo che non è quella della sua maggioranza intera, ma di una sua parte, quella più collegata ai poteri forti e non alla gente. L'obiettivo del Pd è far cadere Prodi da sinistra in modo da avere una giustificazione per fare un governo istituzionale con Forza Italia e cambiare la legge elettorale in senso maggioritario per vedere la nostra fine. Mi sono interrogata sulla capacità di tenuta dell'Unione, adesso sono abbastanza pessimista, nonostante il documento sul Dpef che ci mette tutti d'accordo.
Come risponde la sinistra? Al momento sembrerebbe che ci siano ricette differenti.
Mi piace l'idea di una costituente della sinistra lanciata da Giordano. Spero nell'unità, ma mi accorgo che è difficile. Avverto un legame più forte con Rifondazione, ci sono filoni comuni. Invece con Sinistra Democratica la vedo molto più complicata. Mi chiedo su quali punti trovare un'intesa. La mia speranza nell'unità è accompagnata da una buona dose di pessimismo: o iniziamo in fretta a parlare con la nostra gente, a mettere in piedi delle manifestazioni e buttare giù una piattaforma comune, oppure sarà una unità troppo legata al contingente, che regge su alcuni punti e poi crolla, come è crollata sulle pensioni.
Se non si riuscisse ad agganciare anche Sd e Verdi, andrebbe bene anche solo l'unità con Rifondazione?
L'unità dobbiamo farla malgrado le difficoltà. Ma a un certo punto bisogna tirare le fila. Sono rimasta colpita negativamente da un comunicato di Folena che dice no ad un "Pci mignon", alla unità Prc-Pdci. Io spero di poter fare l'unità con tutt'e quattro, ma bisognerà cominciare con chi ci sta, senza rassegnarsi al fatto che Verdi o Sd restino fuori. Soprattutto i Verdi, con il Pdci sta facendo questa esperienza del gruppo unico al Senato: sarebbe per me motivo di amarezza se questa esperienza non riuscissimo a portarla nel processo unitario. Ma a un certo punto bisognerà decidere.
Come giudichi l'iniziativa del Prc di consultare il suo popolo sulla permanenza al governo?
Con il Prc veniamo dallo stesso partito, ci siamo messi insieme quando hanno sciolto il Pci. Ma noi abbiamo dei militanti di riferimento che sono parecchio diversi da quelli di Rifondazione, che soprattutto negli ultimi anni si è lasciata contaminare dalla logica dei movimenti. Io sono per farmi contaminare dagli obiettivi dei movimenti, dalla logica un po' meno. Invece della consultazione sul governo, mi piacerebbe moltissimo che andassimo insieme, magari anche con Verdi e Sd, in mezzo alla gente per capire cosa si aspetta dal processo unitario, anche con veri e propri questionari e una manifestazione in cui la gente possa dire la sua. Bisogna costruire la massa critica come la chiama Bertinotti, noi comunisti li chiamiamo rapporti di forza, cioè una massa di persone che in sintonia con noi, che si batta per una società diversa, il che non significa solo attenuare i contraccolpi sulle pensioni o sul mercato del lavoro, sennò restiamo sempre in una logica emendativa di quello che fanno gli altri.
"Rapporti di forza", dici. Ma le differenze tra Prc e Pdci non sono solo un fatto di terminologia.
Rifondazione ha fatto una cosa di grande azzardo immergendosi nei movimenti in modo totalizzante. La cultura dei movimenti, che è una cultura massimalista, molto legata alle battaglie del momento, è entrata nel Prc. Per noi è diverso, siamo più portati a stare nei movimenti a cercare di capire orientamenti e obiettivi e tradurli in pratica politica. Siamo un partito più tradizionale per alcuni versi. Poi ci sono delle questioni sulle quali non sono d'accordo con il Prc, per esempio la legge elettorale. Non sono per il modello tedesco, prevede una soglia di sbarramento alta e a quel punto faremmo l'unità solo per convenienza elettorale. Invece, andrebbe bene rivedere semplicemente l'attuale sistema, il "porcellum", nella parte relativa al premio di maggioranza.
Alla luce di come sta andando il secondo governo Prodi, si poteva evitare la scissione nel '98?
Ci siamo divisi per un modo diverso di intendere il partito. Se tornassi indietro farei molto di più di quello che ho fatto per evitarlo, perchè eravamo una forza dell'8.6 per cento e contavamo tanto. Dividendoci contiamo tutt'e due di meno. Certo che si poteva evitare, ma forse in quel momento non lo voleva abbastanza nessuno di noi. Forse avevamo bisogno di prenderci un po' d'aria.