
Morti bianche, lavoro nero e i media di Marco Bazzoni, Mauro Marchi, Andrea Coppini (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) Roma 23 settembre 2006
Non è passata neanche una settimana dall'ultima volta che abbiamo scritto per chiedere ai media più attenzione per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, che ieri a Licata si è consumata l'ennesima tragedia sul posto di lavoro. Mircea Spiridon un muratore rumeno di 32 anni, è stato ritrovato vivo dopo 2 giorni dal crollo di una palazzina dove stava effettuando dei lavori di ristrutturazione.
Nel giro di poche ore si è passati dalla gioia al
dolore, alla rabbia, perchè l'operaio rumeno non c'è l'ha fatta(è morto poco dopo l'arrivo all'ospedale), Mircea lavorava in nero e probabilmente era un clandestino.
La cosa che ci ha fatto più rabbia sono state le
dichiarazioni dell'imprenditore per il quale Mircea lavorava, che ha dichiarato che non c'erano operai al lavoro quando la palazzina è crollata. L'Italia non ha bisogno di questi imprenditori improvvisati, che "giocano" sulle pelle dei lavoratori per arricchirsi, e che minano la "credibilità" degli altri imprenditori che svolgono il loro lavoro onestamente.
Quante volte abbiamo sentito la solita storia, di
operai immigrati sfruttati da caporali e da imprenditori senza scrupoli, che non denunciano malattie o infortuni degli stessi ma li fanno scomparire(vedi puglia). Tutto cio non è più tollerabile, in quanto questi operai oltre a non lavorare in sicurezza, compromettono la stessa degli altri colleghi di lavoro regolari.
Siamo stanchi delle solite parole di circostanza
e delle vane promesse delle istituzioni, che si
fanno carico del problema solo quando è successa più volte la tragedia sul posto di lavoro. Il pacchetto sicurezza varato dal governo Prodi è un inizio, ma non è la soluzione per risolvere la piaga del lavoro nero o grigio che sia.
Ci vogliono misure più severe. Lo ripeteremo fino allo spasimo, fino a quando qualcuno non ci ascolterà: ci vuole più personale negli ispettorati del lavoro e nelle Asl per fare più controlli.Solo dopo si potrà pensare al Testo Unico per la sicurezza sul lavoro.
Tutte queste morti bianche non sono degne di un paese civile. Si calcola che con il personale ridotto che hanno gli ispettorati e le Asl un imprenditore possa subire un controllo ogni 30-40 anni. Ricordiamoci che questi lavoratori immigrati, non sono schiavi, ma sono persone che sfuggono dai loro paesi per guerra, fame, mancanza di diritti e di lavoro, e cercano una vita dignitosa al di fuori del loro paese.
Non scordiamoci in principal modo che anche loro hanno una dignità.