INTERVISTA A DILIBERTO

Intervista a Diliberto di Manuela Palermi “Questa destra barbarica e di classe” di Manuela Palermi Roma 2 novembre 2005 Siamo alla vigilia di importanti elezioni. Abbiamo tutti la ragionevole fiducia che il centrosinistra possa vincere. Che situazione si troverà ad ereditare? Una situazione gravissima. Cinque anni di distruzione politica di un modello di società costruito dal movimento operaio in cinquant’anni di lotte. L’Italia è in guerra, il mercato del lavoro è stato devastato, siamo tornati alla scuola e all’università di classe, sulla pelle degli immigrati è stata fatta una legge vergognosa, sulle tossicodipendenze una legge addirittura crudele. Hanno approvato una serie di leggi sulla giustizia per salvare non solo singole persone, ma perché i cosiddetti colletti bianchi non scontino i loro reati. Siamo alla violazione del principio di eguaglianza. Per non parlare della legge sull’informazione, la Gasparri, che blinda lo status quo, cioè il predominio berlusconiano. Per non parlare del condono edilizio, del condono fiscale, del condono ambientale, della riforma delle pensioni, delle cartolarizzazioni… vogliono svendere il patrimonio immobiliare pubblico ai grandi gruppi, vogliono la privatizzazione dei beni storici, architettonici, urbanistici, paesaggistici d’Italia. Aggiungi a tutto questo l’abbassamento drastico della laicità dello Stato, con fatti gravissimi, con interferenze inaccettabili del Vaticano sui diritti di libertà, quelli che vengono chiamati “delle donne” e che hanno cambiato la faccia del nostro paese rendendolo più moderno, aperto, tollerante. La subalternità del governo al Vaticano è evidente nella finanziaria: si tagliano selvaggiamente i servizi sociali e contemporaneamente si danno soldi alle scuole confessionali e si toglie l’Ici alle attività ecclesiastiche che hanno scopi commerciali. E’ davvero un lungo elenco ed ho sicuramente dimenticato qualcosa. Per esempio la riforma costituzionale… … che stravolge tutte le regole principali. Affidare in esclusiva alle regioni il diritto al lavoro, alla salute, alla scuola, significa la fine della universalità dei diritti su scala nazionale e la concentrazione dei poteri nelle mani del governo che di fatto esautora il parlamento e il presidente della repubblica. Che ne pensi della nuova legge elettorale? E’ un frutto avvelenato. Il tentativo è rendere ingovernabile il parlamento dopo la presumibile vittoria del centrosinistra. Una situazione talmente grave per cui l’obiettivo primario della coalizione è quello di essere una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale. Lo spirito è quello di unire tutte le forze democratiche per cacciare questa destra barbarica e di classe. E qui viene un primo punto politico: un conto è essere coalizzati anche con forze moderate per sconfiggere Berlusconi, altro è riuscire a governare insieme a queste forze. Si dovranno fare dei compromessi. Ma il vero punto politico è se riusciremo a fare in modo che questi compromessi siano avanzati, sia sul terreno della politica estera, sia su quello della politica economica e sociale, sia sulle questioni di ordine morale e religioso. Su ognuno di questi temi ci sarà inevitabilmente un conflitto nel centrosinistra. Noi opereremo perché sia unitario, leale, trasparente, ma il conflitto ci sarà. E sarà inasprito dal fatto che i poteri forti – Confindustria, Vaticano, Confcommercio ed altri – si sono riposizionati e stanno cercando di mettere il piombo nelle ali del futuro governo di centrosinistra. Contemporaneamente lavorano ad una prospettiva di scomposizione delle attuali coalizioni e di ricomposizione in chiave neocentrista. In tal senso il risultato di Prodi alle primarie è stato davvero positivo, molto importante. Molti compagni durante le primarie si sono sentiti un po’ disorientati. Innanzitutto perché speravano di poter votare te. E poi per la nettissima presa di posizione del partito a favore di Prodi. Perché? Perché Prodi rappresenta il bipolarismo. Può piacere o no, ma è l’unica garanzia per la sinistra. E’ grazie al bipolarismo che la sinistra ha la prospettiva di far parte e di contare nel governo dell’Italia. Prodi rappresenta l’equilibrio più avanzato su tanti terreni: ha definito “truppe di occupazione” i militari italiani in Iraq e si è espresso per il loro ritiro in caso di vittoria del centrosinistra, pur essendoci nella coalizione posizioni differenti; è andato a votare il referendum sulla procreazione assistita, a differenza degli altri esponenti della Margherita; ha detto apertamente che bisogna cancellare la precarizzazione selvaggia e inumana del mondo del lavoro. Certo, non è comunista, ma non c’è dubbio che rappresenti l’equilibrio più avanzato. Viene da qui, da queste ragioni, la decisione di non candidarmi, unico segretario dei partiti della sinistra, alle primarie, nonostante molti me lo chiedessero. E viene da qui la scelta di sostenere Prodi. Confesso che non mi aspettavo la grande partecipazione che c’è stata alle primarie. Forse perché non mi piacciono. Qual è stata la tua reazione? È stato una partecipazione enorme e la sorpresa è stata di tutti. Ci ha detto una cosa: ci ha detto della straordinaria voglia di partecipazione del nostro popolo. Ovviamente la partecipazione è stata anche un voto contro Berlusconi, una reazione alla legge elettorale, la volontà di essere in campo contro il governo. Ma soprattutto è stata una voglia di partecipazione. Anche in me restano tutte le perplessità per il modello americano delle primarie, per la personalizzazione della politica, per la tendenziale deriva plebiscitaria. E tuttavia al nostro popolo è stato offerto uno strumento di partecipazione e il nostro popolo lo ha usato. Non è la prima volta che accade e noi non possiamo restare indifferenti. Avverto fortemente la necessità di coinvolgere il maggior numero possibile di persone nella politica e nelle scelte. Una consultazione sul programma potrebbe essere una strada? Sono molto scettico. Il programma di una coalizione è una cosa molto astratta che diventa concreta dopo, quando si vince. Bisogna trovare le forme per coinvolgere i cittadini, i nostri elettori, su alcune grandi questioni concrete. La mia opinione è che nel caso nascano discussioni all’interno della coalizione – per esempio sul ritiro immediato delle truppe dall’Iraq - si chieda ai cittadini qual è la loro opinione. E si accetti la loro opinione. E’ questo il modo per rispondere al desiderio di partecipazione e per mantenere una connessione vera, democraticamente vera, tra eletti ed elettori. In questo quadro il problema per noi non è forse quello di far pesare di più la sinistra all’interno della coalizione? E infatti noi ribadiamo, ancora una volta, e continueremo a farlo, la necessità di dare vita ad una forma confederativa dei partiti che non si riconoscono nel progetto del partito democratico. E’ una proposta rivolta anche ai Ds, a coloro che non si riconoscono nella scelta di unità con La Margherita, che non disponibili ad un percorso inevitabilmente moderato. E’ la nostra ipotesi strategica. L’abbiamo avanzata in tempi non sospetti ai compagni di Rifondazione, ai Verdi, ai Ds, alle associazioni, al volontariato, al pacifismo, ai girotondini. L’abbiamo avanzata soprattutto a pezzi rilevanti del sindacato, e cioè al mondo del lavoro salariato. Anche alle elezioni europee, dove pure non c’era nessuna coercizione perché alle europee non c’è soglia di sbarramento, proponemmo una lista comune. Sono convinto che oggi avrebbe almeno lo stesso peso della Margherita e rappresenterebbe, all’interno dell’Unione, il contraltare alle spinte moderate. Ed ora, di fronte alle difficoltà crescenti della lista Arcobaleno, al probabile ripensamento dei Verdi, che succede? L’ipotesi Arcobaleno non è tattica, non ha nulla a che fare con la tattica, è strategica. Abbiamo tenuto due congressi di partito sulla proposta confederativa. E’ sembrato che con i Verdi si iniziasse. Ma oggi, con la nuova legge elettorale che abbassa la soglia di sbarramento dal 4 al 2%, c’è tra loro la tentazione di aderire alla lista unica dell’Ulivo. Per i Verdi questo significa allearsi agli ex democristiani, ed è quanto mai bizzarro dopo tutto quello che, insieme, abbiamo fatto e detto sulla pace, sui diritti, sulla laicità dello Stato. Voglio comunque essere molto chiaro: la linea del partito è stata votata all’unanimità nell’ultima direzione e io non intendo deflettere di un millimetro. La riproporrò alla direzione che si terrà il prossimo venerdì. Il Pdci deve riconoscere la propria parzialità, la circostanza che da soli non bastiamo, e che mettiamo il nostro simbolo, la nostra identità, la nostra storia, la nostra cultura politica, la nostra autonoma organizzazione al servizio di un progetto più ampio. Come pensi di dare questa connotazione? Penso alla Camera di consultazione della sinistra di Asor Rosa, penso ad alcuni settori di società civile, ma soprattutto penso a Giampaolo Patta ed al progetto della sinistra Cgil che ha schierato 250 dirigenti sindacali a favore della lista Arcobaleno. Anche nel caso che si dovesse, non per nostra colpa, andare da soli alle elezioni, il Pdci dovrà essere interprete di questa esigenza: noi vogliamo portare in parlamento i dirigenti di partito, la migliore intellettualità italiana di sinistra, un gran numero di donne, intellettuali e lavoratrici; vogliamo portare in parlamento i lavoratori in produzione perché, anche simbolicamente, il mondo del lavoro dipendente abbia una rappresentanza politica nelle istituzioni. In molti compagni permane una forte spinta identitaria. Qualche volta c’è un po’ di settarismo, ma spessissimo è voglia di riconoscersi in chi li rappresenta … Voglio dire a questi compagni che il tema è squisitamente politico, non è tecnico-elettorale. E chiedo loro: volete giocare ad una sorta di roulette russa per cui o è tutto o è niente? E’ vero che supereremo la soglia di sbarramento, ma se poi si arrivasse all’1,9%? Non ricorro ad allarmismi strumentali. Voglio solo che tutti gli elementi siano chiari: se non si raggiungesse il 2%, non si eleggerebbe nessun parlamentare, ed un partito senza parlamentari non è presente nella vita politica. Non è un rischio altissimo, ma va comunque valutato. Basta vedere il risultato di Pecoraro Scanio alle primarie… Io sono assolutamente certo che supereremo la soglia del 2%, ma quello che mi interessa è mantenere la nostra strategia. Unità ed autonomia. Dobbiamo essere il partito che rappresenta quella sinistra più larga, dispersa, a volte delusa, quella sinistra che vuole l’unità. Non bisogna fare forzature, bisogna convincere i compagni, bisogna ragionare, comprendere le perplessità, le difficoltà. E tuttavia andare avanti. Ci sono momenti in cui o si va avanti o si resta ancorati ad una piccola nicchia identitaria che non ha niente a che vedere