INTERVISTA DI DILIBERTO A REPUBBLICA SUL PROBLEMA AFGHANISTAN

Diliberto a Repubblica: Sull'Afghanistan non ci basta non fare peggio del Cavaliere
di Goffredo De Marchis
Roma 29 giugno 2006
"Non mi metto a fare il pazzo. Non rompo la maggioranza, non faccio cadere il governo e non regalo niente a Berlusconi". Chiarisco il concetto, scandendo bene le parole, il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Di liberto però mantiene la posizione. L'accordo trovato ieri dalle forze dell'Unione sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. non è il suo accordo. Finora il compromesso raggiunto "significa non fare peggio del Cavaliere. Francamente mi sembra un risultato assai deludente". A 24 ore dal varo del decreto in Consiglio dei ministri, Di liberto dice che Prodi ha una sola strada per convincere il Pdci: "Tenere insieme il nostro dissenso su una missione di guerra e la difesa della maggioranza che è per noi un bene prezioso".
Questo è il caso di scuola in cui un governo mette la fiducia. È quello che volete?
la fiducia avrebbe un solo obiettivo: impedire all'Udc di votare il decreto. Ma se la fiducia servisse a coprire i problemi della coalizione, allora sarebbe un atto di debolezza e io non voglio un governo debole. Anzi, mi piacerebbe che Prodi rifiutasse pubblicamente i voti centristi. Sarebbe un bel segnale".
Ma adesso abbiamo la riprova che sulla politica estera la maggioranza non c'è.
Nel complesso, anche sulla politica estera, la maggioranza c'è. Noi abbiamo apprezzato i primi passi del ministro D'Alema. Resta però un punto di contrasto. D'altronde se settori della Margherita attaccano Mussi per la vicenda delle staminali, non c'è scandalo. Se io mi oppongo alla permanenza a Kabul, mi viene detto che voglio sfasciare tutto. Beh, così non funziona. Bisogna tenere conto delle opinioni di tutti.
Prodi però avverte: non mi faccio ricattare dal Pdci.
Ma io non ricatto nessuno. Lo ripeto: questo è il mio governo e voglio difenderlo. Noi siamo nati per salvare l'esperienza unitaria del centro sinistra e il mio atteggiamento non si è modificato di una virgola. Il  centrosinistra per me resta indispensabile. Però voglio mantenere la mia opinione ed esprimerla al pari degli altri. Opinione che peraltro va molto al di là del Pdci, attraversa tutta la sinistra e una parte del mondo cattolico.
Il compromesso trovato ieri soddisfa anche Prc e Verdi perché voi no?
Perché non c'è niente in quel compromesso. Dicono: non aumentiamo le truppe. Bello sforzo. Significa non fare peggio di quello che ha fatto Berlusconi e non mi sembra un risultato esaltante. Per non parlare della commissione parlamentare che verifica le condizioni di sicurezza in Afghanistan. Non esiste, è una sciocchezza. Sappiamo tutti che le informazioni in territorio di guerra le forniscono gli stati maggiori e i governi. Su, non prendiamoci in giro. Il punto è sempre lo stesso: guerra sì, guerra no.
Allora sono impazziti i pacifisti di Rifondazione e dei Verdi.
Io sono contrario al pensiero unico della guerra e quindi resto contrario all'azione afghana, che è una missione di guerra. Se alcuni hanno cambiato idea qualcosa mi suggerisce che stanno sbagliando loro. Detto questo, altra cosa è la salvaguardia della maggioranza. Ne parleremo e continueremo a lavorare per trovare una soluzione condivisa.
Anna Finocchiaro vi accusa di essere degli irresponsabili.
Mi sento di non replicare. Prove di responsabilità ne ho date tante e quella della Finocchiaro è un'immagine caricaturale e ingenerosa del nostro partito. Ma non si può essere responsabili dicendo sempre di sì.

E' vero che questa rottura nasce dentro l'eterno braccio di ferro  tra Pdci e Rifondazione?
Sto ai fatti. Ho detto di no alla missione prima e continuo a farlo, sempre nell'ambito della tenuta del Governo e di Prodi, che resta il punto più avanzato di equilibrio nei rapporti di forza della coalizione. Sono gli altri ad aver cambiato idea. Forse perché io non devo dire a Romano quanto gli sono leale, lo sa già. Loro invece lo devono dimostrare a ogni piè sospinto.
Ora però sembra lei l'estremista.
Figuriamoci, non ero estremista nemmeno a 16 anni...Il problema è che sul tema della pace la sinistra non può avere tentennamenti. Può trovare una mediazione ma sul principio non si discute. Da che mondo è mondo, la pace è un punto fondativo della sinistra. E non c'è niente di estremistico in questo.
Cosa chiede allora al Governo per arrivare ad una mediazione?
Atti politici. Ad esempio, presentare sulla missione afgana una posizione dell'Italia diversa da quella dell'Italia di Berlusconi in sede Onu e in sede Nato. Non si sta nell'Alleanza atlantica solo per obbedire. Ci vuole un segnale di discontinuità. Lo vogliono i nostri elettori, mica solo il Pdci. E non mi sembra di chiedere la luna. Il governo venga in Parlamento e lì si discute. Solo così si può trovare la quadra tra due esigenze: consentire a una forza politica di manifestare il proprio dissenso e al contempo far proseguire l'esperienza di governo.