Gio, 2005-10-13 10:52 da admin
Cari Folena e Bertinotti, cosa non vi piace degli Arcobaleno?
di Nicola Atalmi
12 ottobre 2005
La sinistra, si sa, è un soggetto autolesionista. A noi, che sogniamo un mondo migliore, che crediamo nei valori della pace, dell’uguaglianza, della solidarietà, andare divisi ci piace: ci piace fare di testa nostra, chiuderci in un mondo autoreferenziale e credere di essere, ognuno, il migliore. Ci sono momenti nella storia in cui, però, bisogna mettere in secondo piano il proprio orgoglio identitario e sforzarsi di ascoltare ciò che il mondo che ci circonda ha da dirci. Oggi stiamo vivendo uno di quei momenti
La globalizzazione ha accelerato in misura enorme i processi umani, polarizzando le ingiustizie e distruggendo le profezie di chi, alla caduta del muro di Berlino, parlava di inizio di un nuovo corso, di pace mondiale, sviluppo e benessere per tutti. Vecchie discriminazioni si sono rafforzate e nuove sono state create: la precarizzazione del lavoro, la tratta di esseri umani e l’utilizzo della clandestinità come nuovo sistema di schiavitù, l’inaccessibilità, per sempre più larghe fette della popolazione, ai servizi e alle nuove tecnologie. Nuove questioni globali sono diventate di prioritaria importanza: prima fra tutte la questione ambientale che, se non affrontata, può portare ad un cambiamento epocale nei nostri stili di vita nell’arco di meno di un secolo. E poi la questione degli organismi internazionali, la necessità di democratizzarli e renderli realmente partecipativi; infine, ma con pari dignità, la necessità di dare vita ad un nuovo modo di far politica, accogliendo e promuovendo le istanze di partecipazione che giungono dal basso. Di fronte ad un capitalismo così disumano, dunque, c’è bisogno di rilanciare con forza un’alternativa che porti al superamento dell’attuale sistema socio-economico. Si tratta di quell’alternativa che, da Seattle in poi, è stata posta con forza dai grandi movimenti che si sono sviluppati su scala globale. Un’alternativa post-novecentesca, certo, ma un’alternativa reale. Di fronte all’insufficiente risposta della socialdemocrazia – e il recente caso tedesco ne è l’emblema – è necessario rilanciare una prospettiva di sinistra radicale e di trasformazione. La lista Arcobaleno vuole essere un primo passo in questa direzione. Con tutti i suoi difetti, certo, ma pur sempre un primo passo, un esperimento. Uno spazio aperto alla sinistra diffusa, a disposizione dei movimenti per dare ad essi reale rappresentanza anche nel mondo istituzionale. Uno strumento tra altri per aprire un confronto, una contaminazione, un rinnovamento della nostra azione e della nostra proposta politica. E per dare alla sinistra una possibilità di unità. A Pietro Folena e a Fausto Bertinotti, che in questi mesi si sono sbracciati per indicarne i limiti, chiediamo di interpretare la nostra proposta in questo modo. E di portarvi il proprio contributo, critico ma costruttivo, per iniziare un percorso di confronto sui contenuti. Ognuno di noi ripete di avere a cuore, prima di tutto, la costruzione di una nuova sinistra, moderna e radicale, radicata nei valori e innovativa nelle forme e nelle proposte. Iniziamo a guardarci negli occhi e a discutere della sostanza
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