DILIBERTO A REPUBBLICA: non entro al governo, proporrò solo personalità

Diliberto a Repubblica: “Non entro al governo proporrò solo personalità”
Roma 25 aprile 2006

“Prodi mi ha chiesto di entrare nel governo ma io gli ho detto di no”. Non soltanto un “no” per sé, ma il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto pensa anche di far digerire alla direzione del partito, una “rosa” di nomi da presentare al Professore per la squadra di governo, composta da “personalità di alto profilo che parlino a tutta la sinistra”.
Il ministero dei Beni cuturali non la interessa, segretario Diliberto?
“E’ una notizia del tutto infondata perche', ribadisco, vorrei inaugurare un modo diverso di fare politica. La diversità di cui parlava Berlinguer. Significa innanzi tutto non chiedere nulla per sé".
Lei resta al partito, ma metterà qualcuno dei suoi al governo?
"Proporrò agli organismi dirigenti del pdci una “rosa” di nomi, come ho anche annunciato a Prodi, di altissime personalità della sinistra che siano in grado di parlare non solo ai comunisti italiani ma a tutta la sinistra. Rappresenteranno competenze nei settori più vari, affinché Prodi possa scegliere senza contrattazione. Essendo il segretario io devo dare l’esempio, temo sarò l’unico ma qualcuno deve cominciare”.
Chi c’è nella “rosa” quindi?
“Sarei scorretto se anticipassi quanto devo ancora comunicare al partito”.
E per quali ministeri?
“Ho detto che deve essere il capo della coalizione a decidere. Non voglio partecipare a questo mercato che si e' scatenato, vedo partito molto più piccoli del mio che litigano sui posti con un accanimento degno di miglior causa. Mastella e Di Pietro; Pecoraro che ha chiesto due ministeri… Il problema e' restituire dignita' alla politica che non e' 'chi va qui, chi va la', ma un progetto per la societa'. Vorrei ricordare che la credibilità del centrosinistra passa anche attraverso la diversità, facciano se no fatica a vincere ma anche a convincere”.

Il braccio di ferro  sulle poltrone, a cominciare dalla presidenza della Camera, non le è piaciuto?
“Mi dà fastidio. E siccome ho continuato dopo le elezioni a girare l’Italia, sento che questo fastidio è condiviso dall’elettorato”.
La competizione D'Alema-Bertinotti per la Camera si poteva evitare?
“Andava stabilito da prima delle elezioni: arrivarci cosi' mi e' sembrato un po' superficiale, e sto usando un eufemismo. Non voglio dire altro, voglio bene al centrosinistra… E comunque personalmente preferisco sapere se aboliremo il precariato nel lavoro e se innalzeremo l’obbligo scolastico per tutti, piuttosto che sapere chi occupa certe poltrone: è tempo di introdurre elementi di igiene nella politica italiana. Però le prediche agli altri non servono a nulla, perciò inizio dal mio partito”.
Il “caso Senato” la preoccupa?
“Sosterremo con lealtà e convinzione la candidatura di Marini, pero' sono preoccupato. Mi auguro che il senatore Andreotti capisca che la sua candidatura accentua il solco tra i Poli”
(g.c.)