
di Sergio Rizzo
Roma 11 ottobre 2007
Dice che il sì al referendum era «largamente previsto». Ma quando si chiede a Oliviero Diliberto se anche lui, come Romano Prodi, crede che «da questi dati arriva un forte appoggio alla politica del governo», il segretario dei Comunisti italiani commenta: «Insomma...».
Insomma sì o insomma no? «Registro che nelle fabbriche più importanti, dove c’è il maggiore malessere sociale, come anche nei cali center, dove ci so no precarietà e insicurezza, prevale il no. Il dato di Atesia, con il 78% di voti contro il protocollo, vuole pure dire qualcosa». Atesia è il call center dove sono stati regolarizzati mila lavoratori applicando la legge Biagi, contestata dalla sinistra. Ricorda? «Il dato politico è che fra i lavoratori più politicizzati c’è un giudizio negativo. E’ incontrovertibile. Ho l’ambizione di rappresentare questi lavoratori, ma siccome hanno votato per Prodi, l’intero centrosinistra non può banalizzare il risultato». Non ha forse vinto il sì? «Non vivo sulla Luna». E allora? «Ma se a chi ha votato sì chiedessimo se vogliono migliorare il protocollo del welfare, non risponderebbero forse sì anche a questa domanda?» Dove vuole arrivare? «Invito alla manifestazione del 20 ottobre anche chi ha votato sì, perché ci aiuti a migliorare il protocollo». Vuole scherzare? Nelle maggioranza c’è già chi, come Gavino Angius, chiede che la manifestazione venga revocata. «Angius ha aderito alla costituente socialista, per cui è ovviamente contro la manifestazione». Epifani, allora? Il segretario della Cgil ha detto che dopo il sì sarebbe stato come manifestare contro i lavoratori e contro il sindacato. «Non c’è affatto una volontà di fare una manifestazione contro il sindacato. La Cgil resta il nostro punto di riferimento sindacale, oggi come domani, ma vogliamo aiutare il governo a migliorare il protocollo». Cosa spera di ottenere? «Chiediamo solo tre cose che non aggraveranno i conti: abolire la possibilità del precariato infinito, con i contratti a termine oltre i 36 mesi, eliminare la decontribuzione degli straordinari, che è un incentivo a non assumere, e tornare alla revisione decennale, anziché triennale, dei coefficienti pensionistici. Non chiedo di rivedere gli scalini: sono contrario, sono ragionevole, non faccio ricatti. E quindi non lo chiedo». Prodi ha detto che l’unanimità nel Consiglio dei ministri è positiva ma non indispensabile. Come si comporteranno i ministri della sinistra? «Noi abbiamo un tecnico indi pendente che gode della mia massima stima e deciderà bene. Auspico soltanto che i ministri della sinistra tengano lo stesso atteggiamento».