Diliberto al Corriere: "Prodi capo del Partito democratico? Ostacolo per il governo"

Daria Gorodisky Roma 12 ottobre 2006 Oliviero Diliberto, sembra che i suoi alleati Ds e Margherita marcino proprio verso il Partito democratico. Mi sembra una decisione ormai definitiva... Sembra quasi di cogliere una certa soddisfazione in lei che guida i Comunisti italiani. Lo considero un evento enorme per la sinistra italiana, ma ovviamente "enorme" non in senso positivo. È la fine della lunghissima trasformazione che ha portato il più grande partito comunista occidentale, il Pci, prima a non essere più comunista; e quindici anni più tardi a fuoriuscire dai confini della sinistra. Il partito democratico perde simbolicamente, e non a caso, proprio la S che stava per "sinistra". È un paradosso... Quale? Il Pds era nato con l'obiettivo di costr4uire in Italia il partito del socialismo europeo; e invece, alla fine di tutta la vicenda, l'Italia rischia di essere l'unico Paese europeo a non avere un partito socialista o laburista. Questo futuro connubio tra ex comunisti ed ex democristiani avviene in forma subalterna dei primi ai secondi. Alcune voci della maggioranza e molte altre dell'opposizione ritengono che Prodi abbia molta freta di arrivare al Partito democratico perché, se il governo non durasse a lungo, sarebbe il suo paracadute, insoma l'assicurazione sul suo futuro di politico. Io spero che il governo duri cinque anni... E' vero, Prodi ha tutto l'interesse a firmare un suo partito: ma questa è la sua teoria di sempre. Con Parisi e gli altri suoi più stretti collaboratori ha da tempo sostenuto l'idea di un partito contenitore non più di sinistra, bensì genericamente democratico, con una forte tendenza tendenza al verticismo: niente struttura, ma solo investitura del leader. Però mi auguro che il Pd non diventi un ostacolo per l'esecutivo. Quale rischio vede, esattamente? In quanto leader della coalizione, Prodi è il capo di tutti, anche il mio. Tuttavia, quanto più sarà inglobato in un suo partito, tanto più avrà difficoltà a governare il tutto il tutto. La sua identificazione in una specifica formazione formazione rappresenta un ostacolo, non un vantaggio. Finora proprio la sua peculiarità politica e culturale riusciva a tenerci insieme. Ma quando sarà capo di un partito, come farà? Lei esprime critiche più che timori: cede all'orizzonte un "ostacolo" alla tenuta di governo. Ovviamente ne avrà parlato con Prodi. No. Lui prosegue sulla stessa strada che ha scelto da molti anni.  Ma lei non protesta, non alza il telefono gridando "attenzione", "pericolo"? Mando il messaggio con questa intervista. Forse il Partito democratico farebbe gioco anche a lei? Ds in frantumi e la sinistra che fugge verso di voi, verso Rifondazione... Io penso prima di tutto al Paese, non faccio calcoli egoistici, che pure potrei fare. E al Paese non giova uno spostamento dei Ds verso l'area moderata. Detto questo, quando la Quercia andrà a congresso e quando prevarrà l'idea di sciogliere i Ds, allora tornerà di grande attualità la nostra proposta politica di federare tutti coloro che stanno a sinistra. Appunto, potreste finalmente avere la bandiera della grande S, per stare a quanto diceva prima, magari con future liste elettorali e quanto ne consegue. Prima rivolgevo il mio invito a tutti i Ds, adesso rafforzo l'appello alla componente socialista e laburista che non aderirà al Partito democratico. Potremmo andare verso la costruzione di una sinistra più larga e più unita. Probabilmente chi non aderirà al Pd andrà a formare gruppi parlamentari alternativi, in proprio. Allora facciamo un raccordo permanente di tutti i gruppi di sinistra. Avete già preso contatti? Notate interesse? Nessun contatto, per ora. Ma credo che abbiano anche loro interesse a un processo federativo, anche con Rifondazione: per pesare di più, sia nel centrosinistra che nel governo