IL TERMOVALORIZZATORE AI CONFINI DELLA CAPITALE

Il termovalorizzatore ai confini della Capitale
Corriere della Sera
del 20/08/2006 ed. ROMA p. 3

C'è accordo fra Campidoglio e Regione, ma alla Pisana la maggioranza si divide

Fiano Romano oppure Pomezia. Sono queste le ipotesi più accreditate per ospitare il termovalorizzatore che brucerà una parte dell'immondizia dei romani, una montagna da 4.500 tonnellate al giorno. Il sito di Fiumicino è stato scartato perché troppo vicino alla discarica di Malagrotta e all'aeroporto «Leonardo da Vinci».
Dopo un anno di promesse il presidente della Regione, Piero Marrazzo, commissario straordinario per l'emergenza rifiuti nel Lazio con decreto di Palazzo Chigi, ha annunciato le «Linee di revisione del Piano regionale»: il documento, un centinaio di pagine in tutto, per il momento è top secret. È stato inviato solo al sottosegretario della presidenza del Consiglio, Enrico Letta, al ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio e al presidente del Consiglio regionale, Massimo Pineschi per la sua diffusione ai gruppi consiliari, che non l'hanno ancora ricevuto a causa della pausa estiva alla Pisana.
Secondo quanto trapela dal più stretto riserbo, però, la giunta Marrazzo prevede di costruire anche un altro termovalorizzatore nella provincia di Viterbo e di potenziare quelli già in funzione a Colleferro e San Vittore del Lazio (in provincia di Frosinone). Niente impianto, invece, a Latina nonostante le proteste dell'amministrazione comunale guidata da Vincenzo Zaccheo.
Nelle linee guida, però, non c'è traccia dei termovalorizzatori, né del gassificatore che Manlio Cerroni sta costruendo tra le colline di spazzatura di Malagrotta. Anzi: tutto sembra ruotare intorno alla «raccolta differenziata spinta» e alla «riduzione della produzione di rifiuti all'origine». Gli argomenti, c'è da scommetterci, saranno al centro della celebratissima «conferenza programmatica» che Marrazzo ha fissato in autunno: sono stati invitati rappresentanti di associazioni ambientaliste, comitati di quartiere di Malagrotta, sindacati, amministrazioni comunali e provinciali, categorie professionali e università. All'appello non manca nessuno, ma tutti sanno che questi progetti sono complementari alla reale soluzione del problema, specie se si calcola che se a Roma la raccolta differenziata è intorno al 20% e nel Lazio siamo appena al 5%, una goccia nell'oceano.
Nella conferenza programmatica Marrazzo ascolterà pro e contro i termovalorizzatori. Poi dovrà comunicare la decisione. In realtà, secondo voci ricorrenti mai smentite, tutto sarebbe già stato stabilito in un accordo segreto fra Marrazzo e Veltroni. Ufficialmente i vertici della Regione e il Campidoglio non hanno mai confermato né smentito la volontà di procedere sulla strada dell'«industrializzazione del settore», un modo per non pronunciare mai la parola «termovalorizzatori». Anzi. Hanno stanziato 10 milioni di euro per incentivare la raccolta differenziata nel 2005 e altri 20 per quest'anno e per il 2007.
Nelle linee di revisione del Piano rifiuti targato centrosinistra, però, si citano in modo sibillino la «chiusura del ciclo dei rifiuti con l'impiantistica necessaria», e si parla della «produzione di energia con metodologie a minimo impatto ambientale». Un autentico escamotage per aggirare il «no ai termovalorizzatori» più volte sottolineato nella maggioranza da Verdi, Prc, Comunisti italiani e Italia dei valori, oltre che dal mondo ambientalista (Legambiente e Wwf in testa).
Lo scontro politico è stato solo rimandato al momento nel quale Marrazzo, trovandosi con l'acqua alla gola, o forse è meglio dire con montagne di rifiuti dietro la porta, dovrà affidarsi ai termovalorizzatori.
Da mesi infuriano polemiche nel centrosinistra su questo argomento. Ai primi di agosto i rappresentanti di Rifondazione comunista hanno lasciato l'aula del Consiglio comunale di Roma senza partecipare alla votazione sul bilancio «pur condividendolo», per protestare contro la realizzazione di un termovalorizzatore nel territorio capitolino. Al centro della contestazione, è stato spiegato da Adriana Spera, capogruppo di Prc in Comune, il punto che prevede «una partnership tra Acea e Ama per la costruzione dell'impianto». Se Prc è preoccupato, dal Consiglio regionale Donato Robilotta (Rosa nel pugno) chiede di «accelerare la realizzazione di queste sofisticate strutture che producono energia e permettono di risolvere il problema rifiuti nel Lazio senza inquinare l'ambiente».
Francesco Di Frischia