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Intervista al nuovo coordinatore nazionale della Fg.c.i.
(4.6.07) - Riccardo Messina 26 anni, di Catania, è stato eletto, al termine della seconda Conferenza nazionale della Fgci, coordinatore nazionale Succede a Francesco i Francescaglia, 28 anni di Perugia, che lascia la Fgci per dedicarsi al Partito dei comunisti italiani. Con Messina parliamo dei grandi temi affrontati, e che continuerà ad affrontare, la Fgci in questi anni. Appena eletto nuovo coordinatore, emozionato? Si, sono contento. Ora ci aspettano tre anni di lavoro per l'organizzazione nazionale ma soprattutto per tutte le Fgci territoriali. I giovani italiani si trovano in una situazione difficile, abbiamo giovani donne e giovani uomini che lavorano nei call center vendendo dei contratti telefonici che non potranno mai permettersi, giovani che lavorano in agenzie immobiliari vendendo case che non potranno mai comprarsi. Questi sono i giovani italiani a cui ci rivolgiamo e dobbiamo elaborare delle politiche serie per dare loro delle risposte. Perché per noi della Fgci fare politica significa dare risposte alle persone che sono la nostra classe di riferimento, ovvero i lavoratori. Anche il presidente Cuffaro, nel suo intervento alla conferenza, ha fatto un richiamo alla lotta contro la mafia, lotta in cui la Fgci si è spesa molto. E' un lavoro che finora abbiamo portato avanti su due direttrici: da un lato lo studio, penso al Convegno di Gela del settembre scorso a cui hanno preso parte Don Ciotti, Rosario Crocetta, Tano Grasso e tanti altri esponenti di quel mondo dell'antimafia che non sta sotto i riflettori, ma che produce duri colpi alla criminalità organizzata. Dall'altro lo abbiamo fatto cercando di far aumentare il consenso intorno alla lotta contro la mafia. E' un periodo difficile, noi siamo convinti che la questione della lotta alla mafia e quella sociale siano in fondo due facce della stessa medaglia. Non potremo mai lottare contro la mafia se non togliamo prima l'humus di sfruttamento, di precarietà in cui la mafia prolifera e recluta; dall'altro lato non potremo lottare per la giustizia sociale se non eliminiamo la mafia. Il meridione sarebbe sviluppato se non esistesse la mafia e, negli anni, è cambiato il volto di questa. Prima era costituita da boss che giravano con marranzano e coppola, ora invece la mafia è quella delle grandi multinazionali, una mafia capitalista che ha un giro di affari che vale da solo diverse finanziarie. La settimana prossima si svolgerà il G8, come si pone la Fgci nei confronti dei problemi che la globalizzazione sta suscitando. Il capitalismo mondiale lavora a tutto campo, sfruttando ogni giorno milioni di persone. Poi ci sono dei momenti in cui questo capitalismo plasticamente si riunisce per concordare e portare avanti le politiche da cui conseguono gli effetti devastanti che vediamo. Noi saremo alla manifestazione organizzata contro il G8 di Rodstock, ci sarà una delegazione autorevole della Fgci. La necessità di raccordarsi con le varie organizzazioni internazionali che lavorano contro la globalizzazione e l'imperialismo è un tema che ci vedrà, come ci ha visto in questi anni, al primo posto. Fgci e unità a sinistra, anche tra i giovani è iniziato questo processo? Un giovane di 15 anni che decide di aderire alla Federazione giovanile dei Comunisti italiani piuttosto che ai Giovani comunisti non lo fa perché legge il nostro documento politico. Vi aderisce perché probabilmente in classe o per strada incontra un giovane della Fgci piuttosto che uno dei Giovani comunisti. E vi aderisce perché ci sono grandi temi da affrontare che sente sulla propria pelle, perché prova disagio per lo sfruttamento, per la precarietà, per le ingiustizie sociali che vede ogni giorno intorno a sé. Noi a questi giovani dobbiamo dare delle risposte e l'unità a sinistra deve essere una risposta, perché l'unità della sinistra fatta a livello giovanile può aiutare a raggiungere tutti quanti quei giovani che non fanno politica. Inoltre il processo di unità è più facile fra i giovani perché abbiamo grandi questioni sociali da affrontare ma anche perché non abbiamo liste elettorali da proporre. Tra noi non esistono vecchie ruggini che invece esistono tra i compagni più grandi e che possono costituire un ostacolo a lavorare insieme per far pesare i diritti dei lavoratori e degli studenti in questo paese. Precarietà e università sono due dei temi su cui la Fgci si è spesa, come proseguirà il vostro lavoro? Il nuovo coordinamento nazionale, come tutti i compagni nei territori, continueranno a lavorare nelle università, nei sindacati studenteschi ed universitari, come nei collettivi. Così come cercheremo di rafforzare la nostra presenza nei luoghi di lavoro, un punto che deve essere la vera sfida che ci dobbiamo porre. L'università è un settore fondamentale: creare un'università più forte, più libera, aperta a tutti a prescindere da quanto i propri genitori portano a casa a fine mese, servirà ad avere persone più colte, che meglio potranno stare nel mondo del lavoro, ma anche persone che avranno più consapevolezza dei propri diritti. Perché chi ha più consapevolezza dei propri diritti può meglio sfuggire le logiche del precariato e dello sfruttamento. Precariato, un settore su cui dovremmo lavorare molto e che vorremmo sparisse come struttura fondante del mercato del lavoro di oggi. Un altro problema, spesso sottaciuto, è quello del lavoro nero. Chi ha un contratto precario è uno sfruttato ma ha comunque un contratto, invece esistono milioni di persone, soprattutto giovani, che lavorano in nero rischiando anche la vita. Questo fenomeno potrebbe essere facilmente combattuto facendo funzionare gli strumenti che già abbiamo: controlli e ispettori del lavoro. Questo sarà un terreno su cui la Fgci si spenderà incalzando il governo anche con durezza, come abbiamo fatto per altri campi. Perché su questi terreni si possono portare a casa risultati per gli italiani e per i giovani italiani. |
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