Da “IL MANIFESTO” del 11 ottobre 2007
Condannato al carcere a vita l'ex cappellano della polizia Christian Von Wernich, che ha partecipato attivamente alle torture della giunta Videla. Un verdetto che indica le reponsabilità della gerarchia cattolica del regime militare, che negli anni '70 ha fatto scomparire circa 30mila persone
Sebastian Lacunza Buenos Aires
Sette omicidi, 31 casi di tortura e 42 privazioni di libertà. Con questi casi comprovati, il sacerdote cattolico argentino Christian Von Wenich è stato condannato all'ergastolo per «reato di lesa umanità durante il genocidio» perpetrato in Argentina durante l'ultima dittatura militare (1976-1983), secondo quanto ha deciso con un verdetto storico un tribunale della città di La Plata nella serata di martedì.
Questa sentenza, considerata ieri «esemplare» dal presidente peronista di centro-sinistra Nestor Kirchner va al di là della brutalità del personaggio. Una parte della società argentina, in special modo gli organismi di tutela dei diritti umani, mette in causa ancora una volta la «complicità» della Chiesa cattolica con il regime militare che alla fine degli anni '70 ha fatto scomparire 30mila persone.
La sentenza del Tribunale Federale I di La Plata, 80 chilometri a sud di Buenos Aires, presieduto dal giudice Carlos Rozanski, è probabilmente la macchia più oscura di tutta la storia della chiesa argentina. In circa tre mesi, sono stati sentiti più di 70 testimoni, 41 dei quali superstiti da un campo di concentramento, che hanno tutti indicato l'assoluta impunità con cui agiva Von Wernich, il quale arrivò a dire a un desaparecido «la tua vita dipende da dio e dalla tua collaborazione».
«La condanna getta la colpa sulla chiesa nella sua interezza», afferma al manifesto Hebe de Bonafini, presidente delle Madri di Plaza de Mayo. «Lo hanno trasferito, lo hanno spostato in piccoli villaggi, gli hanno permesso di celebrare matrimoni e, in ogni luogo dove finiva, noi madri lo denunciavamo», ricorda Hebe. Che denuncia «l'ipocrisia di coloro che non lo scomunicano e gli permettono di celebrar messa in carcere».
La chiesa, guidata dall'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, indicato come «papabile» durante l'ultimo conclave, ha mantenuto il silenzio sul caso Von Wernich fino alla notte di martedì, quando ha condannato la «resposabilità personale» del sacerdote e si è detta «sconcertata» dai «reati gravissimi». Fedele al suo vocabolario, la Conferenza episcopale ha sottolineato in un comunicato che gli argentini devono fare ogni sforzo «per allontanarsi dall'impunità, ma anche dall'odio o dal rancore», mentre la diocesi di Nueve de Julio, a cui era appartenuto Von Wernich, ha chiesto «perdono».
«La dichiarazione di Bergoglio è una vergogna. Perché non parlano chiaramente dei preti che dicevano che torturare sette ore non era peccato?», tuona Hebe de Bonafini.
Il sacerdote torturatore sa qual è il suo ultimo rifugio. Von Wernich si è paragonato a Cristo e ha citato l'ultima omelia di Bergoglio. «Chi impedisce la riconciliazione, è un demonio», ha detto.
Bisogna ricordare che anche alcuni membri della chiesa sono stati vittime della dittatura. Due vescovi sono stati assassinati in incidenti simulati, cinque religiosi sono stati massacrati in un quartiere di lusso di Buenos Aires, senza contare la scomparsa delle due suore francesi Léonie Duquet e Alice Domon. E poi, centinaia di cattolici del Movimiento del Tercer Mundo sono desaparecidos.
Ma d'altra parte sono agghiaccianti le testimonianze e i fatti storici che parlano del silenzio e in molti casi dell'estrema complicità della chiesa con il regime capeggiato da Jorge Rafael Videla. Sono stati cattolici - come il fondatore del centro di studi legali e sociali Emilio Mignone - i più lucidi a denunciare la complicità della «nomenklatura» ecclesiatica.
Il giornale Pagina 12 ricordava alcuni delle frasi celebri della gerarchia cattolica negli anni '70. A due mesi dal golpe, la Conferenza episcopale ha sostenuto che «sarebbe agire» contro il bene collettivo pretendere che «gli organismi di sicurezza lavorino con la purezza dei tempi di pace, mentre fuori scorre il sangue a fiumi».
Il dibattito è ancora aperto sulla figura dell'italiano Pio Laghi, nunzio apostolico fino al 1980. Molti, come la stessa Hebe de Bonafini, lo considerano «il responsabile di un circo a cui tutti partecipavano, che non ci ha aiutato minimamente». Alcuni testimoni parlano almeno di negligenza, mentre Mignone, morto da qualche anno, ha messo in evidenza come Laghi abbia cercato di richiamare l'attenzione sulle atrocità della dittatura.
Il sacerdote salesiano Rubén Capitanio ha dichiarato durante il processo a Von Wernich parole definitive: «La chiesa che avrebbe dovuto essere accanto alle vittime è stata accanto ai carnefici».<!-- TOOLBAR --><!--fine colonna centrale --><!--colonna bianco 20 punti -->
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