L'ospedale di Monterotondo. Sfatiamo un mito

Ospedale di MonterotondoChe la sanità in Italia non stia in... salute, non è certo una novità. Senza scomodare le morti inattese a causa di anestesie fatte male, o gli ospedali fantasma che, se vengono completati, hanno bisogno di almeno tredici anni di lavoro (leggasi Sant'Andrea) con ovvio spreco di denaro pubblico, tutto a favore dei soliti ignoti che ci mangiano. Insomma, senza arrivare a questi estremi, è cosa quotidiana per il paziente delle Asl scontrarsi con lunghissime liste di attesa, strutture fatiscenti, macchinari che si rompono all'improvviso, ospedali poco o male attrezzati e, ciliegina sulla torta, personale scontroso o, bene che vada, poco gentile.

E' proprio per questo motivo che quando si resta soddisfatti del servizio svolto, invece di prenderlo come un fatto normale, ci si stupisce, ci si meraviglia, ci si entusiasma. Insomma, viene voglia di scriverlo e di farlo a sapere a tutti che no, la sanità non è completamente malata, qualcosa ancora funziona. E non stiamo parlando di strutture all'avanguardia, chessò, di un Gemelli o di una clinica privata. No, si parla del Santissimo Gonfalone, vecchio ospedale di Monterotondo, spesso al centro del dibattito politico locale.

L'ospedale di Monterotondo ha diverse pecche, in buona parte strutturali: mancano alcuni reparti strategici, pertanto spesso i cittadini sono costretti a farsi ricoverare a Roma. Altre volte, necessitando di un pronto soccorso, si opta per il Sant'Andrea (tanto da Fiano la distanza è simile) immaginando di ricevere cure migliori.

Ora, non so davvero esprimermi sulla qualità del pronto soccorso del Sant'Andrea, ma è senz'altro giunto il momento di sfatare un mito: il pronto soccorso di Monterotondo è, a tutti gli effetti, una struttura valida, con medici e infermieri bravi, che portano avanti il loro lavoro con competenza, con passione e anche, perché no, con coraggio. Perché al giorno d'oggi ci vuole veramente coraggio per scegliere di svolgere la propria professione in una struttura pubblica.

Ma oltre a tutte queste qualità, che a dire il vero dovrebbero (e spesso per fortuna lo sono) essere lo standard per qualsiasi ospedale o struttura sanitaria, hanno anche un grande dono: quello della cortesia, dell'assistenza e della cura del paziente. Lo scorso sabato sera li ho visti prendersi cura di tutti, dai malati più urgenti a quelli “immaginari”. Li ho visti assistere con tutte le loro capacità la mia ragazza, così come una signora anziana, un'immigrato, un ragazzo. Senza discriminazioni che non fossero quelle date dall'urgenza del singolo caso.

Insomma, si fa presto a dire malasanità. E' molto facile. Più difficile, come in questo caso, rendere grazie a un buon pronto soccorso di provincia.

Grazie.