Roma 8 novembre 2006 Il centrosinistra è al governo, non per questo rinunciamo a manifestare le nostre richieste, le nostre idee. Non per questo rinunciamo alle nostre battaglie. Anzi, le conduciamo con più forza, proprio perché sappiamo, speriamo, che questo governo delle risposte ce le possa dare. Per questo la Fgci era in piazza il 4 novembre contro la precarietà e per chiedere l’abrogazione delle riforme Moratti, della Legge 30 e della Bossi-Fini. Per questo la Fgci continuerà a scendere in piazza in questo autunno. Il 17 novembre è la giornata mondiale degli studenti. Saremo nelle piazze di tutte le città italiane per chiedere di liberare i saperi dai processi di privatizzazione (che in Italia significano anche buoni scuola e finanziamenti alle scuole private confessionali), per chiedere di bloccare i tagli a scuola ed università previsti nella Finanziaria, che vorremmo invece contenesse su questo terreno un’inversione di tendenza così come scritto nel programma dell’Unione, e per chiedere l’abrogazione delle riforme Moratti di scuola ed università. Il 18 novembre a Roma saremo, insieme al nostro Segretario Nazionale Diliberto, alla manifestazione nazionale per la Palestina, per chiedere di fermare i massacri che in questi giorni stanno martoriando, ancora una volta, il popolo palestinese, per chiedere di fermare le aggressioni di Israele e per chiedere la revoca dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele, la revoca degli accordi economici tra le regioni italiane e le autorità israeliane e del vergognoso embargo dell’Unione Europea contro il popolo palestinese. Manifestiamo per dire no al Muro dell’apartheid all'occupazione israeliana e per chiedere il diritto all'autodeterminazione per il popolo palestinese. La Fgci ha inoltre aderito alla manifestazione nazionale per la pace e la giustizia in Medio Oriente, promossa dalla Tavola della Pace, che si terrà a Milano il 18 novembre. Il 2 dicembre invitiamo tutti alla massima mobilitazione per la manifestazione nazionale che si terrà a Vicenza contro la creazione di una base militare USA nella zona dell’aeroporto Dal Molin e per gridare: no alla sottrazione e distruzione del territorio e dei beni comuni per la costruzione di presidi militari; no alla guerra, alla sua mistificazione che la vorrebbe “buona” o “cattiva”, santa o umanitaria. No all’aumento delle spese militari; desecretazione degli accordi riguardanti le basi militari e accesso pubblico alle informazioni.
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